I Saloni di bellezza al tempo del Covid-19

di | 17 Aprile 2020

«Meno clienti, orari lunghi, cabine sterili come sale operatorie: i saloni di bellezza del futuro»

Due celebri hair stylist e esperti del settore make up ipotizzano il futuro dei saloni di bellezza: «niente sarà più come lo abbiamo vissuto fino a ieri;

Di Giancarla Ghisi e Michela Proietti

Le chiacchiere «da parrucchiere», quel piccolo rito globale — dalla Roma salottiera di Sergio Valente alla New York stile Sex and the City di Serge Normant e John Frieda — potrebbero scomparire. Sempre più personale, molto meno sociale: il futuro dei saloni di hair style sarà probabilmente questo.

Tra ricrescite e tagli da rifare, c’è impazienza per la loro riapertura: ma è ormai certo che i parrucchieri saranno tra gli ultimi a ripartire. E quello che troveremo sarà diverso da quello a cui eravamo abituati. «Sto elaborando un vademecum da seguire per il futuro delle mie attività», dice Rossano Ferretti, l’hair stylist ambasciatore mondiale Coty e Wella e protagonista del talent Hairmaster.

Nei suoi 22 saloni sparsi nel mondo sono passate le donne più belle del mondo, da Kate Middleton a Jennifer Lawrence: oggi da Dubai a New York, sono tutti chiusi, in attesa di riaprire, ma in un modo nuovo. «Dalle Torri Gemelle in poi il mondo è stato sempre più salvaguardato e noi, dopo il virus, non possiamo considerarci una eccezione».

Spazzole e kit monouso

Il futuro dei saloni di bellezza sarà fatto di poltrone distanziate, kit monouso, spazzole impacchettate e sterilizzatori. «Ho sempre avuto un atteggiamento critico nei confronti dell’igiene dei saloni: ogni volta che un cliente si siede al lavaggio deve poggiare la testa su un piano sterilizzato e questo dovrà valere doppiamente per il futuro».

In questo nuovo scenario c’è anche un ruolo più attivo del cliente e più educativo del parrucchiere. «Già in tempi non sospetti incoraggiavo le donne a farsi belle da sole, a casa: sono sempre stato convinto che la libertà dalla piega sia una forma di libertà femminile e insegno alle mie clienti come valorizzarsi anche con il phon e la spazzola di casa».

Maggiore vicinanza e anche più interattività, immaginando un business futuro fatto di numeri più contenuti rispetto al passato. Anche in America il Washington Post ha invitato a «non trasformare un momento di relax in una fonte di disagio.

Le persone dovranno fare delle scelte e domandarsi: può essere fatto a casa? È davvero una necessità»?, sottolineando come le perdite nel settore della bellezza, in cui il contatto fisico è ravvicinato, potrebbero essere importanti. «Non abbiamo quantificato le nostre — aggiunge Ferretti — ma alcuni di noi valuteranno cassa integrazione e rinegoziazione degli affitti. Qualcuno potrebbe non farcela».

Turni alterni e apertura fino alle 21

Chi sopravviverà dovrà rivoluzionare il modo di lavorare, a partire dall’orario. «I negozi dovranno trovare il modo di essere profittevoli, sia in termini di spazio che di ore: meglio 5 poltrone ben utilizzate che 20 mal gestite.

Ma soprattutto basta con la fascia classica 10-18, bisogna adeguarsi alla tabella oraria americana e giapponese che permette, facendo turni alterni, di tenere aperti fino alle 21. In questo modo si può offrire un servizio più ampio e soprattutto scaglionato: il concetto di salone pieno di clienti è del tutto superato, i miei negozi sono pensati come stanze private».

Quasi 3 metri di distanza

Si riaffaccia un’idea di esclusività che non è più solo dei grandi nomi come John Nollet, l’hair stylist di Monica Bellucci che ha trasformato una suite del Park Hyatt di Parigi in un tempio privato di bellezza. Anche le nuove «firme» dei capelli inseguono l’idea del less is more.

Il parrucchiere milanese Alessandro Gesuita lo scorso dicembre ha inaugurato un loft dove le poltrone hanno quasi tre metri di distanza tra di loro. «L’ho fatto pensando di dare alla mia cliente una dimensione più intima, oggi mi rendo conto che è stata una intuizione che rappresenta in parte il futuro dei saloni».

A Milano come a Hong Kong il futuro sarà fatto di una personalizzazione del servizio al cliente. Nel presente intanto ci sono tutorial e piccole «attenzioni» per non far sentire «abbandonate» le clienti. «Ho lavorato a lungo a fianco di Aldo Coppola che già vent’anni fa mandava alle clienti che vivevano fuori Milano un ritocco d’emergenza: anche io nei giorni scorsi ho mandato un kit di pronto intervento con colore, pennello, ciotola, mantellina, tutto ovviamente monouso».

Mascherina, gel e scanner

«Quando riapriremo — dice Andrea Corda presidente di Atar 22 che distribuisce Skin’s brasilian waxing e Wax and be metodo brasiliano per la depilazione — ci aspettiamo un incremento del lavoro. Manicure, pedicure, depilazione sono i servizi che fanno parte di abitudini consolidate.

Stiamo introducendo cambiamenti e valutando come affrontare il futuro perché una cosa è certa: niente sarà più come prima». Dovremo prendere confidenza con nuovi rituali e accessori. «La cliente — spiega — dovrà abituarsi a un protocollo essenziale per la sua salute e per quella delle operatrici.

All’ingresso, nei nostri centri Wax and be troverà una mascherina monouso da indossare durante tutta la permanenza in istituto, il gel per le mani da applicare appena entrata, uno scanner per controllare la temperatura e, se verrà autorizzato, anche il test per valutare in tempo reale se si ha contratto il virus.

Le operatrici dovranno igienizzare la cabina dopo ogni seduta, ma anche le maniglie delle porte e utilizzare sempre i guanti. La nostra cera è monouso e l’applicatore non viene mai a contatto con la pelle della cliente».

Il rischio dei massaggi

I dettagli sono fondamentali, sarà importante osservare e chiedere. Pretendere che ogni tools venga sostituito o disinfettato dopo il trattamento, accertarsi che gli strumenti per la manicure siano stati sterilizzati.

«In poco parole — aggiunge Mariabruna Zorzi di Mariabruna Beauty di Brescia — ci tocca reinventarci. Tutto va rivisto e rivalutato: entrare in cabina sarà come accedere alla sala operatoria. Alla riapertura saremo ancora a rischio infezione.

Sto pensando alle mascherine con visiera per tutti i trattamenti e studiando delle “barriere” di materiale tipo plexiglas come protezione per fare manicure e pedicure. Il problema saranno i massaggi, in cabina si dovrà sempre indossare i guanti di lattice: il palmo della mano assorbe tantissimo e distribuisce i batteri.

Ci saranno sempre meno massaggi manuali e più trattamenti con macchinari. Ho pensato di riproporre il protocollo di massaggio di trent’anni fa: si applicavano gli attivi con un pennello e si utilizzava un telo climatizzato caldo in inverno e fresco in estate per farli penetrare».

Chi vuole provare il rossetto?

C’è poi il problema dei tester. Dobbiamo rinunciare a quel momento ludico in cui provare creme e rossetti, utile per la scelta ma anche divertente? «Dovrà essere cambiato — spiega Pablo Ardizzone make up artist — l’approccio in profumeria e negli store.

Mentre pennelli e accessori per il trucco possono essere igienizzati, polveri, gloss, rossetti, mascara non potranno più essere a portata di tutti come prima. Si dovrà trovare soluzioni che rendano il prodotto sicuro: ci saranno sempre più monodose, pack con erogatore o airless».

Le aziende si stanno già preparando. «Il post covid-19 — dice Matteo Moretti presidente del polo della cosmesi, quella che è definita anche Cosmetic Valley Italia — ci farà vivere uno scenario completamento diverso, accelerando dinamiche e cambiamenti già in atto e portandone di nuovi.

Saranno protagonisti sia il pack che le formule. Il primo sarà sempre più centrale, è lo strumento per preservare il prodotto dal rischio di contaminazioni o deterioramento. I “touchless”, sia nello skincare sia nel make up, avranno una probabile impennata in quanto evitano il rischio di possibili contaminazioni del prodotto.

Ci sarà un boom degli airless, tecnologia che impiega una pompa meccanica e un recipiente sigillato da un pistone, in questo modo il prodotto non entra mai in contatto con l’aria e si conserva perfettamente, protetto da ossidazione e contaminazioni esterne».

Aggiunge Moretti: «Dopo un periodo come questo crescerà la voglia di prodotti cosmetici per farci sentire meglio, ma l’approccio al consumo sarà più consapevole».

Di Giancarla Ghisi e Michela Proietti


 

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